Cina 2^ parte. I campi di grano e la pasta fatta in casa. I pozzi di petrolio e la “via del carbone” (strada nazionale G312)

La strada Nazionale G312 è una delle strade principali della Cina e si snoda da Shanghai a Khorgas (Huoerguosi) sul confine kazako per 4967 km.

Ha assunto un ruolo essenziale sin dai tempi antichi per il trasporto di merci e di persone dall’estremo oriente all’Europa. Si fonde con la leggendaria Via della Seta attraverso il Corridoio del Gansu connettendo il Deserto dei Gobi con quello del Taklamakan. Dispensando ricchezze e culture sin dall’antichità oggi continua a prosperare grazie ai trasporti di merci su gomma che avvengono su questa via.

13.05.2014 Xinyang – Mi perdo letteralmente nei campi di riso in stradine che oltre ad essere l’unica superficie non fangosa collegano i vari villaggi di contadini. Google maps non è bene aggiornato in Cina tantochè alcuni corsi d’acqua non compaiono. Mi faccio portare dall’intuito e riesco a collegarmi alla strada principale, la G312 per l’appunto, e mi ritrovo in questo lungo tracciato di asfalto che divide la Cina dal Nord al Sud. Separa il paese dai campi di riso a quelli di grano, infatti i cinesi del nord mangiano gli spaghetti e quelli del sud il riso.

Incontro Liu Bilin, un ragazzo cinese di 30 anni originario della regione del Jiangsu vicino a Shanghai. Partito dalla sua città è diretto a Lhasa, in Tibet. Guarda il suo smartphone con una certa rapidità e tiene sempre un auricolare. Non capisco se stia chattando o cercando informazioni in rete. La sera stessa comincia a diluviare e si mette in testa che avremmo dovuto pedalare anche di notte. Non capisco il perché, ma la mia curiosità e imprudenza mi porta a seguirlo. Pedaliamo per svariati chilometri al buio e sotto la pioggia coi camion che non cessano di sorpassarci con i loro clacson assordanti. Finalmente decide di fermarsi e troviamo una stanza a pochi soldi in una pensione per camionisti.

Dormo coi tappi alle orecchie perché il continuo passare dei camion mi disturba e come se non fosse abbastanza Liu Bilin russa come un bulldog.

Uno dopo l’altro in una fila interminabile i camion continuano a frecciarmi accanto col loro frastuono, dalla mattina alla sera, ininterrottamente, senza un attimo di pace, tantochè comincio a chiedermi che cosa stessero trasportando. Ho come la sensazione che sia carbone, visto che i bordi della strada sono cosparsi di polvere nera e per esserne certo chiedo a Liu Bilin che me lo conferma.

Guardando la mappa mi accorgo che giusto lungo la G312 esiste un’ altra strada che segue esattamente lo stesso percorso ed incomincio a pormi inevitabilmente ulteriori domande. Perché avrebbero costruito un’autostrada lungo la statale quando invece tutti i mezzi pesanti passano attraverso queste cittadine e rendono il traffico impraticabile e l’aria irrespirabile? non solo, i bimbi escono da scuola e ciò che vedono è solo un via vai interminabile di camion assordanti carichi di carbone. Quindi non mi resta che schiarirmi le idee e cerco di comunicare con Liu Bilin con quel poco che so di cinese.

– Perché tutti questi camion scelgono di passare di qui quando esiste una bellissima autostrada pulita e scorrevole parallela a questa? – Chiedo a Liu Bilin. – Semplice – dice, – l’autostrada si paga e questa no! –

In otto anni nell’ “Impero di Mezzo” mi son sempre sentito al sicuro e per i cinesi stessi la sicurezza è considerata un fattore molto importante nella vita quotidiana di un cittadino che vive in un paese nel pieno del boom economico come la Cina. – Ma dov’è la sicurezza in una situazione come questa dove centinaia di camion sfrecciano liberamente ogni giorno attraversando cittadine intere? – Chiedo. – La Cina è un paese con un sacco di contraddizioni! – risponde Liu Bilin.

Si fa buio e dopo esserci rifocillati con un bel piatto di spaghetti tirati a mano ci affrettiamo a cercare un posto dove accamparci. Liu Bilin insiste che vuole montare la tenda al benzinaio dove ovviamente si fermano i camion e non avremmo avuto pace neanche la notte. Io mi oppongo e svolto subito a destra nella prima vietta tranquilla, allontanandomi dalla G312 in cerca di pace. Trovo un piccolo edificio in costruzione dove saremmo stati all’asciutto in caso di pioggia, al riparo dal vento, ma soprattutto lontani dal caos. – No, qui non è sicuro! – esclama Liu Bilin. Dopo aver montato la tenda, neanche il tempo di coricarsi che già russa. L’indomani dopo aver riposato in pace tutta la notte gli chiedo – Ti sei sentito al sicuro o no!? – dalla sua bocca esce un timido – Si! – In tutto questo mi chiedo – che cosa significa sicurezza per i cinesi?

Liu Bilin decide di farsi dare uno strappo offerto da un camionista. Io subito non accetto, ma in pochi minuti mi convinco che sarebbe stata una buona opportunità per saperne di più sulla vita dei camionisti.

Con salari bassi e molte spese preferiscono percorrere la G312 per risparmiare. Passano settimane intere lontani da casa senza vedere la loro famiglia.

Ci fermiamo per cena dove decido di proseguire pedalando, mentre Liu Bilin prosegue fino a Xi’an col camionista, così ci separiamo.

Giungo a Xian il giorno dopo dove ad attendermi c’è Wang Jingyi (Climber) una ragazza dall’aspetto prettamente maschile. Sto con questa famiglia “Hui” (minoranza etnica cinese di religione musulmana) per più di tre giorni.

Scopro inoltre che lei è figlia adottiva tant’è vero che proviene da una famiglia di “Han” (la maggioranza dei cinesi) e mi dice di essersi convertita all’Islam. La loro relazione è molto buona ed dice di essere stata a scuola con uno dei due loro figli (veri) maschi. Chiama tutti fratelli a me compreso. Il suo aspetto lesbo, la sua tendenza a fare cose prettamente maschili e la sua estrema disponibilità nei miei confronti mi confonde e non me la sento di chiederle esplicitamente se le piacciono le femminucce oppure i maschietti. Ho quasi l’impressione che non lo sappia neppure lei. Ci lascia soli a me e alla madre mentre lei va in palestra. Dice che noi maschi siamo fortunati perché abbiamo i muscoli. Nella stanza il silenzio viene rotto da qualche semplice domanda e lo sgranocchiare di qualche seme di girasole. Rimando la partenza dovuto dall’estrema accoglienza di questa famiglia molto unita e pacifica (forse quello che è mancato a me nella mia infanzia). Faccio veramente fatica ad andarmene questa volta. Mi sento troppo coccolato come sa fare la mia nonna. Saluto la madre e l’abbraccio è così forte che mi vien da stringerla ancora più forte. Un abbraccio come uno dei nostri, più latino che asiatico. Mi porge la guancia e mi accorgo della sua commozione nel vedermi andar via carico come un mulo.

Fuori Xiangyang, li riconosco, vedo in lontananza due cicloviaggiatori che spingono le loro bici in una salita non troppo dura, ma dritta e sembra infinita.

Uno dei due prendendosi la pausa e spingendo la bici pensa bene che sia il momento opportuno per accendersi una sigaretta. Come avevo già previsto proseguiremo insieme. Loro sono diretti al Lago Qinghai.

Ci fermiamo in un alloggio economico dove i nidi delle api siano stati accatastati appresso le finestre. Api che girano in camera, in cucina e perfino in bagno. Per la prima volta vedo un ape volare sopra un escremento, proprio come le mosche. L’odore del carbone che brucia costantemente da queste parti è come la colonna sonora per un film. Quella che un tempo era la Via della Seta ora è “quella del carbone”. Lo usano in cucina per da mangiare e sicuramente d’inverno per riscaldarsi, credo non ci siano molte alternative in queste zone alquanto desertiche. Vedo montagne di carbone di tanto in tanto, ai lati della strada, e spesso anche davanti alle abitazioni.

26.05.14

Alle undici del mattino il sole picchia così forte che non ce la facciamo a resistere, neanche dopo pranzo. Decidiamo di trovare un posto appartato all’ombra e riposarci fino a che il sole non abbia smesso di cuocere. Dietro una collina in un area dove apparentemente ci sono dei lavori in corso sotto ad una pagoda uno dei due già russa dopo un minuto, l’altro gioca col telefono. Tempo mezz’ora e arrivano degli uomini, presumibilmente gli addetti ai lavori. Con tutto lo spazio, ovviamente vengono a concludere i loro affari all’ombra e interrompono il silenzio con i loro dialoghi ad alta voce.

27.05.14

Continuo a pedalare coi due ventenni del Shanxi. Sono due giovani operai e come vacanza hanno scelto di farsi un bel giro in bicicletta. Indossano una giacca impermeabile ciascuno che mi ricorda il mio vecchio K-way di quand’ero bimbo. La indossano a petto nudo e tengono la zip aperta fino a metà e continuano ad esclamare:<< Ri si la !>> (che caldo! in cinese.

Cercando sempre i posti più economici che ovviamente non dispongono di doccia, non ci si lava. Dopo non esserci lavati per tre giorni di fila troviamo una stanza, su mia richiesta con doccia e internet a 100RMB. Penso di dividerla con loro in qualche modo pur essendo una doppia e avendo diviso il prezzo con me invece mi dicono che non sarebbero rimasti. Sono confuso e mi vien quasi da pensare che essendo io “l’ospite” e per farmi piacere abbiano voluto comunque dividere le spese. Che grandi questi cinesi, non finiscono mai di stupirmi!

Recommended Posts